Aggiornato il 01/10/2026
Ricevere una diagnosi oncologica significa affrontare molte informazioni e decisioni in un momento particolarmente delicato. Per una donna in età fertile, tra gli aspetti da considerare può esserci anche il possibile impatto delle terapie sulla fertilità. Diventare mamma dopo un tumore può essere ancora possibile e, quando le condizioni cliniche lo consentono, è importante conoscere per tempo le opzioni disponibili per preservare la propria fertilità.
Oggi, grazie alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), è possibile valutare diverse strategie di crioconservazione per preservare la fertilità prima dell’inizio delle terapie oncologiche. Affrontare questo tema tempestivamente permette alla paziente di conoscere le possibilità disponibili e di compiere una scelta consapevole sul proprio futuro riproduttivo.
Diagnosi oncologica e fertilità: perché è importante parlarne prima delle terapie
Diverse patologie oncologiche possono interessare anche donne giovani e in età fertile, tra cui quelle della mammella, della tiroide, della cervice uterina, del colon-retto e dell’ovaio, oltre a linfomi e leucemie.
In questi casi, quando viene definito il percorso terapeutico, può essere importante considerare anche il possibile impatto delle cure sulla fertilità.
Come sottolinea la Dr.ssa Marina Bellavia, Direttrice Sanitaria e Ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione presso la nostra clinica Next Fertility ProCrea, la tempestività dell’informazione è fondamentale:
“Quando sono colpite le donne in età fertile, nell’impostare la strategia terapeutica è fondamentale pensare anche a preservare la fertilità. È importante che questo tema sia affrontato già al momento della diagnosi. La tempestività con la quale queste informazioni sono comunicate è fondamentale. Quando una donna riceve una diagnosi di tumore e non le viene spiegato che la terapia oncologica può avere un impatto negativo sulla sua fertilità, o viene informata troppo a ridosso dell’inizio della chemioterapia, le si nega il tempo di riflettere. Ed è la cosa peggiore che si possa fare. Si deve dare alla paziente la possibilità di scegliere.”
La collaborazione tra oncologi e specialisti della Medicina della Riproduzione può quindi fare la differenza, permettendo di valutare le possibilità di preservazione della fertilità compatibili con il percorso di cura.
Crioconservazione: quali possibilità possono essere valutate?
Le strategie per preservare la fertilità possono essere diverse e devono essere individuate in base alla situazione della singola paziente.
Come spiega la Dr.ssa Bellavia: “Consigliamo la crioconservazione del tessuto ovarico, degli ovociti o degli embrioni.”
La scelta della tecnica dipende da diversi fattori, tra cui la patologia, il trattamento previsto e soprattutto il tempo disponibile prima dell’inizio delle terapie oncologiche.
Tra le possibilità che possono essere valutate rientrano:
- la crioconservazione degli ovociti
- la crioconservazione degli embrioni
- la crioconservazione del tessuto ovarico.
L’obiettivo è individuare, insieme agli specialisti, la strategia più appropriata senza interferire con le tempistiche necessarie per il percorso oncologico.
Crioconservazione degli ovociti prima delle terapie oncologiche
La crioconservazione degli ovociti permette di conservare le cellule riproduttive femminili per un possibile utilizzo futuro.
Questa possibilità può essere valutata quando le condizioni cliniche e le tempistiche prima dell’inizio delle terapie consentono di effettuare il percorso necessario alla raccolta degli ovociti.
Gli ovociti possono essere conservati anche per molti anni, offrendo alla paziente la possibilità di valutare un progetto di maternità dopo aver concluso il percorso oncologico, quando le sue condizioni di salute lo consentiranno.
Quando si ricorre alla crioconservazione degli embrioni?
Un’altra possibilità è rappresentata dalla crioconservazione degli embrioni.
Il congelamento degli embrioni può essere indicato, ad esempio, quando è necessario rimandarne il trasferimento perché la paziente deve sottoporsi a un intervento chirurgico oppure a chemioterapia o radioterapia.
Anche in questo caso, l’indicazione deve essere valutata individualmente dagli specialisti sulla base della situazione clinica e delle tempistiche del percorso terapeutico.
Crioconservazione del tessuto ovarico: quando può essere considerata?
Non sempre il tempo disponibile prima dell’inizio delle cure permette di intraprendere un percorso che preveda una stimolazione ovarica. In queste situazioni può essere presa in considerazione la crioconservazione del tessuto ovarico.
“La scelta della metodica di crioconservazione dipende dal tipo di tumore e dalle tempistiche che si hanno a disposizione. È importante che l’inizio della terapia oncologica non venga ritardato come potrebbe avvenire attuando una metodica che necessita per esempio una stimolazione ormonale che richiede due settimane. Se, come spesso succede, per esempio nei tumori ematologici, quel lasso di tempo non è disponibile, può essere più opportuno considerare la crioconservazione del tessuto ovarico.”
Il tessuto ovarico viene prelevato attraverso una laparoscopia eseguita in anestesia generale, suddiviso in frammenti e successivamente conservato in azoto liquido. Questa metodica può essere utilizzata anche in età prepuberale.
Preservare la fertilità significa preservare una possibilità per il futuro
Nel momento di una diagnosi oncologica, parlare anche di fertilità può sembrare prematuro. Eppure, ricevere le informazioni necessarie al momento giusto permette alla paziente di conoscere le possibilità disponibili e di partecipare alle decisioni che riguardano anche il proprio futuro riproduttivo.
La crioconservazione, quando indicata e compatibile con il percorso terapeutico, può rappresentare una delle possibilità per preservare la fertilità prima delle cure.
Non esiste però una soluzione uguale per tutte. La scelta della strategia deve tenere conto della situazione clinica, delle terapie previste e delle tempistiche disponibili, attraverso il confronto tra gli specialisti coinvolti nel percorso di cura.
Presso Next Fertility ProCrea, gli specialisti in Medicina della Riproduzione possono accompagnare le pazienti nella valutazione delle possibilità di preservazione della fertilità, in collaborazione con l’équipe medica che segue il percorso oncologico.
FAQ sulla crioconservazione e la fertilità
Quando è importante parlare di crioconservazione dopo una diagnosi oncologica?
Quando possibile, il tema dovrebbe essere affrontato prima dell’inizio delle terapie oncologiche, in modo da valutare le opzioni disponibili e le relative tempistiche.
Quali possibilità esistono per preservare la fertilità?
In base alla situazione clinica possono essere valutate la crioconservazione degli ovociti, degli embrioni o del tessuto ovarico. La scelta deve essere personalizzata insieme agli specialisti.
Per quanto tempo possono essere conservati gli ovociti?
Gli ovociti sottoposti a crioconservazione possono essere conservati per molti anni e valutati per un eventuale utilizzo futuro.
La crioconservazione può ritardare l’inizio delle terapie oncologiche?
La strategia deve essere scelta tenendo conto delle tempistiche del percorso oncologico. Quando non è disponibile il tempo necessario per una metodica che preveda la stimolazione ovarica, possono essere valutate altre possibilità, come la crioconservazione del tessuto ovarico.
La crioconservazione del tessuto ovarico è possibile anche prima della pubertà?
Sì. La crioconservazione del tessuto ovarico è una metodica che può essere utilizzata anche in età prepuberale.
A cura della Dr.ssa Marina Bellavia – Direttrice Sanitaria e Ginecologa Specialista in Medicina della Riproduzione, Next Fertility ProCrea.
