L’endometriosi è una patologia ginecologica cronica che interessa milioni di donne in età riproduttiva e rappresenta una delle principali cause di infertilità femminile. Nonostante sia piuttosto diffusa, la diagnosi arriva spesso con anni di ritardo perché i suoi sintomi vengono frequentemente confusi con i comuni dolori mestruali o con altri disturbi, come la sindrome dell’intestino irritabile.
Riconoscere precocemente questa patologia è fondamentale non solo per migliorare la qualità della vita, ma anche per preservare la fertilità e individuare il percorso terapeutico più adatto alle esigenze di ogni donna.
In questo articolo approfondiamo che cos’è l’endometriosi, quali sintomi può provocare, come viene diagnosticata e quali sono le possibili strategie terapeutiche per chi desidera una gravidanza.
Che cos’è l’endometriosi?
L’endometrio è il tessuto che riveste fisiologicamente la parete interna dell’utero e che, durante il ciclo mestruale, si modifica sotto l’azione degli ormoni per prepararsi a un’eventuale gravidanza. In assenza di fecondazione, viene eliminato con la mestruazione.
Si parla di endometriosi quando un tessuto simile all’endometrio cresce al di fuori della cavità uterina, localizzandosi principalmente sulle ovaie, sui legamenti uterini, sul peritoneo e, nei casi più complessi, anche a livello dell’intestino, della vescica o di altri organi pelvici.
Questi tessuti rispondono comunque agli stimoli ormonali del ciclo mestruale e possono andare incontro a piccoli sanguinamenti che, nel tempo, favoriscono la comparsa di infiammazione cronica, cisti ovariche (endometriomi), noduli e aderenze tra gli organi.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’endometriosi colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello mondiale. In Italia si stima che interessi circa 3 milioni di donne, rendendola una delle patologie ginecologiche croniche più diffuse.
Quali sono i sintomi dell’endometriosi?
L’endometriosi può manifestarsi con sintomi molto diversi da donna a donna. In alcuni casi i disturbi sono lievi, mentre in altri possono diventare particolarmente intensi e compromettere la qualità della vita.
Tra i sintomi più frequenti troviamo:
- dolore pelvico cronico
- forti dolori mestruali (dismenorrea)
- dolore lombare
- dolore ovarico, soprattutto durante il ciclo
- dolore o fastidio durante i rapporti sessuali
- alterazioni intestinali, come stitichezza o diarrea, soprattutto durante il ciclo
- senso di affaticamento persistente
- difficoltà a ottenere una gravidanza o aborti spontanei ricorrenti.
È importante sottolineare che l’intensità dei sintomi non sempre riflette la gravità della malattia. Alcune donne con forme estese possono avere pochi disturbi, mentre altre con lesioni limitate possono sperimentare dolori molto intensi.
Inoltre, in una parte delle pazienti l’endometriosi può essere completamente asintomatica e venire scoperta soltanto durante accertamenti eseguiti per difficoltà di concepimento.
Perché l’endometriosi viene spesso diagnosticata in ritardo?
Uno dei principali ostacoli alla diagnosi precoce è rappresentato proprio dai sintomi, che vengono frequentemente attribuiti ai comuni dolori mestruali oppure a patologie gastrointestinali, come la sindrome dell’intestino irritabile.
Per questo motivo molte donne convivono con la malattia per anni prima di ricevere una diagnosi corretta.
Non è raro che il sospetto di endometriosi emerga solo quando una coppia inizia a cercare una gravidanza senza successo e si rivolge a uno specialista in medicina della riproduzione per approfondire le possibili cause dell’infertilità.
La tempestività è invece fondamentale. Riconoscere precocemente la malattia consente infatti di pianificare il trattamento più appropriato e di preservare, quando possibile, il potenziale riproduttivo della donna.
In che modo l’endometriosi può influire sulla fertilità?
L’endometriosi è una delle principali cause di infertilità femminile. Si stima infatti che interessi il 2-10% delle donne in età riproduttiva, ma sia presente in circa il 50% delle donne che si rivolgono a uno specialista per problemi di infertilità.
La riduzione della fertilità può dipendere da diversi fattori. L’infiammazione cronica provocata dalla malattia può alterare l’ambiente pelvico e interferire con l’incontro tra ovocita e spermatozoo. Inoltre, la presenza di aderenze e cisti ovariche può modificare l’anatomia degli organi riproduttivi, rendendo più difficile il concepimento.
In alcuni casi anche la qualità e la riserva ovarica possono risultare compromesse, soprattutto nelle forme più avanzate della patologia o dopo interventi chirurgici ripetuti.
Per questo motivo è importante non sottovalutare i sintomi e rivolgersi tempestivamente a uno specialista, soprattutto quando la gravidanza tarda ad arrivare.
Come si diagnostica l’endometriosi?
Una diagnosi precoce può fare la differenza, sia per migliorare la qualità della vita sia per preservare la fertilità.
Il primo passo è una visita ginecologica accurata, accompagnata da un’anamnesi dettagliata dei sintomi e da un’ecografia transvaginale, che in molti casi permette già di individuare la presenza di endometriomi ovarici o altri segni suggestivi della malattia.
Quando necessario, lo specialista può richiedere ulteriori accertamenti, come la risonanza magnetica, per valutare l’estensione dell’endometriosi e il coinvolgimento di altri organi, ad esempio intestino o vescica.
Una diagnosi accurata consente di definire il percorso terapeutico più appropriato in base all’età della paziente, ai sintomi, all’estensione della malattia e all’eventuale desiderio di gravidanza.
Come si cura l’endometriosi?
Attualmente non esiste una terapia definitiva in grado di guarire l’endometriosi. Tuttavia, sono disponibili diversi trattamenti che permettono di controllarne i sintomi, rallentarne la progressione e preservare, quando possibile, la fertilità.
La scelta terapeutica deve sempre essere personalizzata e tiene conto di diversi fattori, tra cui:
- l’età della paziente
- l’intensità dei sintomi
- lo stadio della malattia
- il desiderio di maternità
- l’eventuale presenza di infertilità.
L’obiettivo del trattamento non è soltanto ridurre il dolore, ma individuare la strategia più efficace per migliorare la qualità della vita e aumentare le possibilità di ottenere una gravidanza quando desiderata.
Quando è indicata la chirurgia e quando la Procreazione Medicalmente Assistita?
Nelle donne con endometriosi e infertilità non esiste un percorso valido per tutte. Ogni caso deve essere valutato individualmente da un’équipe specializzata.
In alcune situazioni la chirurgia rappresenta il trattamento più indicato, soprattutto quando è necessario ridurre il dolore, rimuovere cisti ovariche o aderenze che compromettono la funzionalità degli organi riproduttivi e possono ostacolare il concepimento.
In altri casi, invece, può essere più vantaggioso intraprendere direttamente un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), come la fecondazione in vitro, evitando interventi chirurgici che potrebbero ridurre ulteriormente la riserva ovarica senza offrire un reale beneficio in termini di fertilità.
Per questo motivo è fondamentale affidarsi a specialisti esperti nella gestione dell’endometriosi e dell’infertilità, così da individuare il trattamento più appropriato per ogni singola paziente.
Qual è il ruolo dell’ovodonazione?
Nei casi in cui l’endometriosi abbia compromesso in modo significativo la funzione ovarica o la qualità degli ovociti, l’ovodonazione può rappresentare una valida possibilità per realizzare il desiderio di diventare madre.
Si tratta di un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita che consente di ottenere una gravidanza utilizzando gli ovociti donati da una donatrice, offrendo una concreta opportunità anche alle pazienti con forme severe della malattia.
La scelta di questo percorso viene sempre valutata insieme agli specialisti, tenendo conto della storia clinica della paziente, dell’età e delle precedenti esperienze terapeutiche.
Endometriosi e fertilità: l’importanza di un approccio multidisciplinare
L’endometriosi è una patologia complessa che richiede competenze diverse e un percorso di cura personalizzato. Una diagnosi precoce e una presa in carico multidisciplinare permettono di controllare meglio la malattia, alleviarne i sintomi e individuare il trattamento più adatto per preservare la fertilità o aumentare le possibilità di ottenere una gravidanza.
Presso Next Fertility ProCrea, ogni paziente viene accompagnata con un percorso personalizzato, costruito sulle proprie esigenze cliniche e riproduttive. Una valutazione specialistica consente di individuare la strategia terapeutica più appropriata, con l’obiettivo di gestire la malattia, preservare la fertilità e aumentare, quando possibile, le possibilità di ottenere una gravidanza.
Revisione medica a cura della Dr.ssa Marina Bellavia – Direttrice Sanitaria e Ginecologa Specialista in Medicina della Riproduzione. Aggiornato il 30/07/2026
FAQ – Domande frequenti
L’endometriosi provoca sempre infertilità?
No. Molte donne con endometriosi riescono a ottenere una gravidanza spontaneamente. Tuttavia, la malattia rappresenta una delle principali cause di infertilità femminile e, in alcuni casi, può rendere necessario un percorso specialistico.
Si può rimanere incinta con l’endometriosi?
Sì. Le possibilità di gravidanza dipendono da diversi fattori, tra cui l’età, lo stadio della malattia e la riserva ovarica. Una valutazione precoce consente di individuare la strategia più adatta.
Come viene diagnosticata l’endometriosi?
La diagnosi si basa sulla valutazione dei sintomi, sulla visita ginecologica e su esami strumentali come l’ecografia transvaginale. In alcuni casi possono essere necessari ulteriori approfondimenti, come la risonanza magnetica.
Quando è indicata la fecondazione in vitro?
La Procreazione Medicalmente Assistita può essere indicata quando l’endometriosi compromette significativamente la fertilità o quando altri trattamenti non hanno portato al concepimento. La scelta viene sempre personalizzata in base alle caratteristiche della paziente.
L’endometriosi si può guarire?
Attualmente non esiste una cura definitiva. Tuttavia, grazie a un trattamento personalizzato e a un monitoraggio specialistico è possibile controllare i sintomi, rallentare la progressione della malattia e tutelare la fertilità.
