Quando si parla di fertilità, troppo spesso tutta l’attenzione si concentra sulla donna. Eppure, secondo i dati scientifici, il fattore maschile è coinvolto in una percentuale importante dei casi di difficoltà di concepimento. Nonostante questo, ancora oggi molti uomini arrivano a una valutazione andrologica solo dopo mesi – o addirittura anni – di tentativi, esami e percorsi affrontati principalmente dalla partner.

Durante una diretta Instagram organizzata dalla nostra clinica Next Fertility ProCrea, la Dr.ssa Aida Gomez, Biologa esperta in nutrizione e infertilità, insieme alla Dr.ssa Marina Bellavia, Direttrice Sanitaria e Ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione, e al Prof. Giovanni M. Colpi, Andrologo e Direttore Scientifico, hanno affrontato un tema tanto delicato quanto fondamentale: il legame tra infertilità maschile, alimentazione e stile di vita.

Ne è emersa una riflessione importante: la qualità degli spermatozoi non dipende solo da fattori genetici o patologici, ma anche dalle abitudini quotidiane dell’uomo. Alimentazione, sonno, peso corporeo, stress, attività fisica, fumo, alcol e persino il tipo di biancheria possono influenzare la fertilità maschile molto più di quanto si pensi.

Che cos’è l’infertilità maschile?

L’infertilità maschile si manifesta quando un fattore legato all’uomo contribuisce al mancato concepimento della coppia. Come spiegato durante la diretta, la valutazione iniziale parte generalmente dallo spermiogramma, un esame che analizza parametri fondamentali come concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi.

La Dr.ssa Gomez sottolinea però un aspetto spesso sottovalutato: non basta “avere spermatozoi” perché tutto sia normale. Anche alterazioni apparentemente lievi possono nascondere problematiche metaboliche, ormonali o legate allo stile di vita che meritano attenzione specialistica.

Il Prof. Colpi, durante la diretta, ha spiegato un concetto molto significativo: “Il liquido seminale è il risultato dello stato di salute del soggetto.”

Per questo motivo, un’alterazione dei parametri seminali non riguarda soltanto la fertilità, ma può rappresentare un segnale più ampio dello stato di salute generale dell’uomo.

Perché l’alimentazione può influenzare la qualità degli spermatozoi?

Secondo quanto emerso dalla diretta, la nutrizione gioca un ruolo centrale nella salute riproduttiva maschile. Una dieta squilibrata, ricca di alimenti ultra-processati, zuccheri, alcol e grassi di bassa qualità può compromettere la produzione degli spermatozoi e aumentare lo stress ossidativo.

La Dr.ssa Gomez racconta come molti uomini arrivino in visita con abitudini alimentari estremamente disordinate: pasti veloci, eccesso di carboidrati raffinati, scarso consumo di verdure, pesce e grassi “buoni”.

Non si tratta soltanto di peso corporeo. Il sovrappeso e l’obesità possono infatti alterare l’equilibrio ormonale maschile, riducendo il testosterone e peggiorando la qualità seminale. Durante la diretta, il Prof. Colpi ha evidenziato come l’obesità possa creare una vera e propria “gabbia termica” a livello testicolare, aumentando il calore e influenzando negativamente la spermatogenesi.

La fertilità maschile ha bisogno di nutrienti specifici: zinco, selenio, vitamina D, folati, omega 3 e proteine di qualità sono fondamentali per sostenere la produzione di spermatozoi sani.

Quanto incidono alcol, fumo e stile di vita?

Uno dei messaggi più forti emersi durante la diretta riguarda proprio le abitudini quotidiane considerate “normali”, ma che possono avere un impatto importante sulla fertilità.

Il Prof. Colpi ricorda come le linee guida internazionali consiglino chiaramente di smettere di fumare e limitare drasticamente il consumo di alcol.

La Dr.ssa Gomez ha raccontato il caso di un paziente che consumava quotidianamente vino e superalcolici e presentava una qualità seminale molto compromessa. Dopo un percorso nutrizionale e il cambiamento delle abitudini, la coppia è riuscita a ottenere una gravidanza spontanea nel giro di tre mesi.

Questo accade perché il ciclo di produzione degli spermatozoi dura circa 90 giorni. Significa che migliorare alimentazione, sonno, gestione dello stress e stile di vita può portare benefici concreti già dopo pochi mesi. “Il maschio appena cambia le abitudini, dopo 90 giorni ha tutto nuovo”, afferma la Dr.ssa Ida Gomez.

Il caldo e gli indumenti stretti possono davvero ridurre la fertilità?

Può sembrare un dettaglio secondario, ma durante la diretta è stato dedicato molto spazio anche al tema della temperatura testicolare.

Indumenti troppo aderenti, lunghe ore seduti, uso frequente della bicicletta e persino il cellulare tenuto nella tasca dei pantaloni possono contribuire ad aumentare il calore nella zona genitale.

Il Prof. Colpi ha spiegato come il calore eccessivo possa influenzare negativamente non solo numero e motilità degli spermatozoi, ma anche la frammentazione del DNA spermatico, un parametro molto importante per valutare la qualità seminale.

Durante la diretta, è stato anche affrontato il tema delle radiazioni elettromagnetiche legate all’uso dello smartphone vicino ai genitali: “Personalmente sono convinto che l’uso del cellulare in tasca sia dannoso”, sostiene il Prof. Giovanni M. Colpi.

Che cos’è la frammentazione del DNA spermatico?

Uno degli argomenti più interessanti emersi durante il confronto riguarda il test di frammentazione del DNA spermatico, un esame che può fornire informazioni molto più approfondite rispetto al semplice spermiogramma.

Il Prof. Colpi ha spiegato che uno spermatozoo può apparire “normale” nello spermiogramma, ma presentare alterazioni del DNA in grado di compromettere la fertilità, aumentare il rischio di fallimento della PMA o di aborto spontaneo.

Secondo quanto spiegato durante la diretta, la frammentazione del DNA spermatico può aumentare in presenza di:

  • obesità
  • fumo
  • alcol
  • stress ossidativo
  • eccesso di calore
  • stile di vita scorretto

Per questo motivo, la valutazione del fattore maschile non dovrebbe mai limitarsi ai parametri seminali di base.

Perché è importante un approccio multidisciplinare?

Uno dei concetti più ripetuti durante tutta la diretta è stato il valore del lavoro di squadra tra specialisti.

Andrologo, nutrizionista, ginecologo ed embriologo dovrebbero collaborare sin dalle prime fasi del percorso per evitare perdite di tempo prezioso, soprattutto quando l’età femminile avanza.

Molte coppie arrivano infatti dopo diversi tentativi falliti di PMA senza che il partner maschile abbia mai effettuato approfondimenti adeguati. La diretta ha messo in evidenza quanto sia importante affrontare il percorso fertilità come un progetto di coppia, in cui anche l’uomo abbia un ruolo attivo nella prevenzione e nella preparazione al concepimento.

Quando bisognerebbe iniziare a prendersi cura della fertilità maschile?

Secondo gli specialisti intervenuti nella diretta, la preparazione alla gravidanza dovrebbe iniziare ancora prima della ricerca vera e propria di un figlio.

Il Prof. Colpi e la Dr.ssa Gomez hanno sottolineato l’importanza di eseguire controlli precoci, adottare uno stile di vita sano e correggere eventuali carenze nutrizionali con il giusto anticipo. “Prendersi cura della propria fertilità prima di cercare una gravidanza può fare una grande differenza nel percorso della coppia”, ha commentato la Dr.ssa Aida Gomez.

Perché prendersi cura della salute maschile può fare la differenza

La fertilità maschile non dipende da un singolo fattore, ma da un insieme di elementi che riguardano salute, stile di vita, alimentazione e prevenzione. La nostra diretta Instagram ha acceso i riflettori su un tema ancora troppo poco discusso, ricordando quanto sia importante coinvolgere davvero anche l’uomo nel percorso riproduttivo.

Prendersi cura della propria fertilità significa agire in anticipo, affidarsi a professionisti esperti e affrontare il percorso con una visione multidisciplinare e personalizzata. Per questo, presso la nostra clinica Next Fertility ProCrea, il fattore maschile viene valutato con attenzione attraverso un approccio integrato che coinvolge andrologi, nutrizionisti e specialisti della medicina della riproduzione, con l’obiettivo di offrire alla coppia il percorso più adatto alle proprie esigenze.

Revisione medica a cura della Dr.ssa Marina Bellavia – Direttrice Sanitaria e Ginecologa Specialista in Medicina della Riproduzione. Aggiornato il 26/05/2026

FAQ – Infertilità maschile e nutrizione

L’alimentazione può davvero migliorare la fertilità maschile?

Sì. Una dieta equilibrata può contribuire a migliorare la qualità degli spermatozoi, ridurre lo stress ossidativo e sostenere la produzione ormonale.

Quanto tempo serve per migliorare la qualità spermatica?

La spermatogenesi dura circa 90 giorni. Per questo motivo, i cambiamenti nello stile di vita possono iniziare a dare risultati concreti dopo circa tre mesi.

Il sovrappeso può influenzare la fertilità maschile?

Sì. L’obesità può alterare il testosterone, aumentare l’infiammazione e peggiorare la qualità seminale.

Il fumo e l’alcol peggiorano la qualità degli spermatozoi?

Sì. Fumo e abuso di alcol sono associati a una riduzione della qualità seminale e a un aumento della frammentazione del DNA spermatico.

Gli integratori per la fertilità maschile bastano da soli?

No. Gli integratori possono essere utili solo se inseriti all’interno di un percorso personalizzato supervisionato da specialisti.

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