Negli ultimi anni l’inositolo ha attirato crescente attenzione nel campo della medicina della riproduzione, grazie al suo ruolo cruciale sia nella fertilità femminile che in quella maschile. Tra i vari stereoisomeri, il mio-inositolo e il D-chiro-inositolo si sono distinti per le loro proprietà specifiche e per il loro impatto sul miglioramento dei risultati riproduttivi. Comprendere come queste molecole influenzano i processi riproduttivi può offrire nuove strategie di supporto per chi affronta difficoltà nel percorso verso la costruzione di una famiglia.
L’inositolo e la fertilità femminile
L’inositolo è stato molto studiato, negli ultimi anni, per la sua influenza sulla fertilità femminile e maschile. In particolare ha destato interesse il ruolo di due suoi stereoisomeri, il mio-inositolo e il D-chiro-inositolo. Questi due stereoisomeri sono stati studiati in particolare nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico e in quelle che hanno una scarsa risposta ai trattamenti di fecondazione in vitro (le poor-responders).
Si tratta di due situazioni nelle quali la realizzazione del sogno di maternità presenta qualche ostacolo supplementare. Nella prima si è visto che uno squilibrio tra i due stereo-isomeri potrebbe causare una scarsa qualità ovocitaria: in particolare, il mio-inositolo è efficace nel ristorare un’attività ovarica spontanea e conseguentemente migliorare la fertilità.
Nelle pazienti candidate alla fecondazione in vitro il mio-inositolo gioca un ruolo benefico sugli ovociti, mentre un incremento del D-chiro-inositolo ha un effetto negativo; si è visto, in particolare, che il mio-inositolo è associato a un aumento della sensibilità dell’ovaio alle gonadotropine con conseguente riduzione della dose totale delle stesse necessaria durante i protocolli di iperstimolazione ovarica controllata e un aumento degli ovociti.
In pratica, si tratta di due molecole con un ruolo importante nel percorso verso la maternità.
L’inositolo e l’infertilità maschile
L’inositolo pare avere un ruolo anche nell’infertilità maschile che, come noto, è un disordine multifattoriale presente nel 30% degli uomini in età riproduttiva. Tra i fattori che potrebbero diminuire la fertilità negli uomini si può ricordare lo stile di vita, il regime alimentare e lo stress ossidativo.
In particolare, un eccesso di quest’ultimo potrebbe creare un danno alla membrana degli spermatozoi, con conseguenze negative sui risultati della fecondazione in vitro, nonché influenzare negativamente lo sviluppo embrionario fino allo stadio di blastocisti. Il mio-inositolo viene naturalmente prodotto nel sistema riproduttivo maschile e concentrazioni ridotte sono state associate a infertilità, mentre l’integrazione per almeno tre mesi pare aumentare la concentrazione e la motilità spermatica.
Un alleato prezioso nel percorso riproduttivo
L’inositolo, e in particolare il mio-inositolo, rappresenta un alleato prezioso sia per le donne con sindrome dell’ovaio policistico o con scarsa risposta alla stimolazione ovarica, sia per gli uomini con infertilità legata a fattori come lo stress ossidativo. Grazie al suo potenziale di migliorare la qualità ovocitaria, aumentare la sensibilità ovarica alle gonadotropine e favorire la motilità spermatica, l’inositolo si conferma un valido supporto nel trattamento dell’infertilità.
Queste conoscenze sottolineano ulteriormente l’importanza, per coloro che desiderano diventare genitori, di una dieta specifica, ma anche del supporto personalizzato di un nutrizionista: un approccio integrato che può fare la differenza nel percorso verso la costruzione di una famiglia.
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