In breve. La sindrome dell’ovaio policistico è una condizione ormonale e metabolica che si diagnostica con i criteri di Rotterdam: cicli

irregolari o assenti, iperandrogenismo e ovaie policistiche all’ecografia. Ne bastano due su tre, dopo aver escluso altre condizioni con sintomi simili.


Ciclo mestruale irregolare, acne persistente, aumento della peluria: sono alcuni dei segnali che possono portare una donna a chiedersi se possa avere la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

La PCOS è una condizione complessa e può manifestarsi in maniera diversa da persona a persona. Per questo la diagnosi non può basarsi su un singolo sintomo e neppure sulla sola presenza di ovaie dall’aspetto policistico all’ecografia.

Di come riconoscere la sindrome dell’ovaio policistico, quali criteri vengono utilizzati per diagnosticarla e come può essere gestita parlano la Dr.ssa Marina Bellavia, Direttrice Sanitaria e Ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione, e la Dr.ssa Kelly Cabrilo, Specialista in Ginecologia e Ostetricia presso la nostra clinica Next Fertility ProCrea.

Cos’è davvero la sindrome dell’ovaio policistico?

Nonostante il nome possa trarre in inganno, la sindrome dell’ovaio policistico non è semplicemente un problema legato alla presenza di “cisti” nelle ovaie.

Come spiega la Dr.ssa Cabrilo, si tratta di una sindrome complessa e multifattoriale, nella quale possono essere coinvolti fattori genetici, metabolici, ormonali e neuroendocrini.

A livello ovarico può essere presente un numero elevato di follicoli, associato ad alterazioni dell’ovulazione e a un eccesso di androgeni.

Proprio perché la PCOS può assumere caratteristiche differenti, non tutte le donne presentano gli stessi sintomi e non esiste un singolo esame che, da solo, permetta di diagnosticarla.

Quali sintomi possono far pensare alla PCOS?

La sindrome dell’ovaio policistico può manifestarsi in modi diversi. Tra i possibili segnali possono esserci:

  • cicli mestruali particolarmente lunghi, superiori ai 35 giorni
  • amenorrea secondaria, cioè l’assenza delle mestruazioni per diversi mesi
  • acne, anche importante, sul viso, sulla schiena o sul torace
  • aumento della peluria in alcune zone del corpo
  • livelli elevati di androgeni, rilevati attraverso gli esami del sangue.

Questi sintomi, presi singolarmente, non permettono però di stabilire che una donna abbia la PCOS. Devono essere valutati all’interno di un quadro clinico complessivo.

Come si diagnostica la sindrome dell’ovaio policistico?

Per arrivare alla diagnosi vengono presi in considerazione diversi elementi clinici, ormonali ed ecografici.

I criteri di Rotterdam considerano tre caratteristiche principali:

  1. oligo-ovulazione o anovulazione, associata per esempio a cicli molto lunghi o assenza delle mestruazioni
  2. iperandrogenismo clinico o biochimico, rilevabile attraverso i sintomi oppure mediante gli esami del sangue
  3. morfologia ovarica policistica, valutata attraverso l’ecografia.

Per formulare la diagnosi devono essere presenti almeno due dei tre criteri.

Questo significa anche che avere ovaie dall’aspetto policistico all’ecografia non equivale automaticamente ad avere la PCOS.

Perché prima della diagnosi bisogna escludere altre condizioni?

La PCOS viene considerata una diagnosi di esclusione. Alcune condizioni possono infatti provocare alterazioni del ciclo mestruale o dei livelli di androgeni simili a quelle osservate nella sindrome dell’ovaio policistico.

Prima di confermare la diagnosi, il medico può quindi valutare ed escludere, tra le altre:

  • alterazioni della funzione tiroidea
  • iperprolattinemia, cioè livelli elevati di prolattina
  • iperplasia surrenalica congenita non classica
  • in presenza di specifici segni clinici, altre condizioni ormonali o surrenaliche che possono determinare sintomi simili.

Gli accertamenti necessari vengono stabiliti sulla base della storia clinica e dei sintomi della singola paziente.

È anche per questo che non è consigliabile arrivare autonomamente alla conclusione di avere la PCOS sulla base di un ciclo irregolare, dell’acne o del risultato di un’ecografia.

PCOS nelle adolescenti: perché la diagnosi richiede più attenzione?

Nelle adolescenti la valutazione della sindrome dell’ovaio policistico presenta alcune particolarità.

Nei primi anni dopo il menarca, infatti, è possibile avere fisiologicamente cicli ancora irregolari e ovaie ricche di follicoli. Caratteristiche che, considerate isolatamente, potrebbero essere confuse con alcuni segni della PCOS.

Per questo la Dr.ssa Cabrilo sottolinea l’importanza di interpretare con cautela questi elementi nei primi anni dopo la comparsa delle mestruazioni.

Questo non significa ignorare eventuali sintomi. Cicli molto irregolari associati, per esempio, ad acne importante o altri segni di iperandrogenismo possono essere discussi con il ginecologo e seguiti nel tempo.

Che rapporto c’è tra PCOS e insulino-resistenza?

In alcune donne con sindrome dell’ovaio policistico può essere presente anche insulino-resistenza.

L’insulina può influenzare a sua volta la produzione e la disponibilità degli androgeni, contribuendo ad accentuare alcune manifestazioni della sindrome.

La presenza di sovrappeso o obesità può inoltre associarsi più frequentemente a problematiche metaboliche. Per questo, sulla base delle caratteristiche individuali della paziente, il medico può ritenere opportuno approfondire anche la salute metabolica.

Come viene gestita la PCOS se non si cerca una gravidanza?

Il trattamento della sindrome dell’ovaio policistico dipende dalle caratteristiche e dagli obiettivi della singola paziente.

Un primo aspetto riguarda lo stile di vita. Alimentazione equilibrata, attività fisica, mantenimento di un peso adeguato e astensione dal fumo sono elementi importanti nella gestione complessiva della PCOS.

Nelle donne in sovrappeso, una riduzione del peso corporeo può contribuire al miglioramento del quadro metabolico e, in alcuni casi, anche della funzione ovulatoria.

Quando non è presente un desiderio immediato di gravidanza, il ginecologo può inoltre valutare una terapia ormonale per regolarizzare il ciclo e controllare alcuni sintomi associati all’iperandrogenismo, come l’acne.

La scelta della terapia deve essere sempre personalizzata sulla base delle caratteristiche cliniche e delle esigenze della paziente.

PCOS: perché è importante riconoscerla e seguirla nel tempo

La sindrome dell’ovaio policistico non riguarda esclusivamente la fertilità. Le alterazioni del ciclo, i sintomi legati all’iperandrogenismo e gli eventuali aspetti metabolici possono rendere utile un monitoraggio ginecologico anche nelle donne che non stanno cercando una gravidanza.

Riconoscere i segnali permette di inquadrare correttamente la condizione e individuare le strategie più adatte alla singola persona.

Quando in futuro nasce un desiderio di maternità, la presenza di PCOS non significa automaticamente avere problemi di fertilità. Alcune donne possono concepire spontaneamente, mentre altre possono presentare alterazioni dell’ovulazione che richiedono una valutazione specifica.

Per approfondire questo aspetto è possibile leggere l’articolo dedicato a Sindrome PCOS e fertilità: si può rimanere incinta con l’ovaio policistico?, nel quale vengono affrontati il rapporto tra PCOS, ovulazione, ricerca della gravidanza e possibili percorsi terapeutici.

 

Revisione medica a cura della Dr.ssa Kelly Cabrilo – Specialista in Ginecologia e Ostetricia. Aggiornato il 18/08/2026

FAQ sulla diagnosi e i sintomi della PCOS

Quali sono i sintomi più comuni della PCOS?

Tra i possibili segnali ci sono cicli mestruali irregolari o molto lunghi, assenza delle mestruazioni, acne e aumento della peluria. La manifestazione della sindrome può però essere diversa da donna a donna.

Avere il ciclo irregolare significa avere la PCOS?

No. Il ciclo irregolare può avere diverse cause. Per diagnosticare la sindrome dell’ovaio policistico è necessario valutare più elementi ed escludere altre possibili condizioni.

Basta avere ovaie policistiche all’ecografia per avere la PCOS?

No. L’aspetto ecografico delle ovaie rappresenta soltanto uno degli elementi considerati nella diagnosi e non è sufficiente, da solo, a confermare la presenza della sindrome.

Come si fa a sapere se si ha la PCOS?

La diagnosi viene formulata dal medico sulla base della storia clinica, dei sintomi e, quando indicato, di valutazioni ormonali ed ecografiche. Devono inoltre essere escluse altre condizioni che possono provocare sintomi simili.

La PCOS può essere diagnosticata durante l’adolescenza?

La valutazione nelle adolescenti richiede particolare attenzione, perché nei primi anni dopo il menarca cicli irregolari e alcune caratteristiche ovariche possono essere fisiologici. In presenza di sintomi è comunque utile rivolgersi al ginecologo per una valutazione e un eventuale monitoraggio nel tempo.

La PCOS deve essere trattata anche se non si desidera una gravidanza?

La gestione della PCOS non riguarda esclusivamente la fertilità. A seconda dei sintomi e del quadro clinico, il ginecologo può indicare interventi sullo stile di vita, controlli metabolici o trattamenti per regolarizzare il ciclo e gestire l’iperandrogenismo.

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