Ci sono occasioni in cui il racconto di un percorso professionale diventa, di per sé, un contenuto di grande valore. Raccontare la propria visione, la propria esperienza e il proprio cammino scientifico sulle pagine della più autorevole rivista internazionale di Scienze Andrologiche è una di queste.
Per questo siamo profondamente orgogliosi che il nostro Prof. Giovanni M. Colpi, Direttore Scientifico e Andrologo presso la nostra clinica Next Fertility ProCrea, sia stato protagonista di un’intervista personale pubblicata su Andrology, a cura del Dr. Ettore Caroppo.
Una pubblicazione rara e inconsueta per una rivista che da sempre ospita esclusivamente articoli scientifici, e che nasce dalla volontà del suo Editor-in-Chief, il Dr. Aleksander Giwercman, di dare spazio a una riflessione ampia sul percorso umano e professionale di un andrologo che ha attraversato e contribuito allo sviluppo dell’Andrologia moderna.
Un percorso lungo decenni, interamente dedicato alla cura dei pazienti, alla ricerca clinica e all’evoluzione della pratica andrologica, attraverso intuizioni fisiopatologiche, perfezionamenti chirurgici e contributi scientifici che hanno lasciato un segno concreto nella clinica quotidiana.
Di seguito condividiamo la traduzione integrale dell’intervista, pubblicata su Andrology.
Cosa l’ha motivata a perseguire una carriera in andrologia, con particolare attenzione all’infertilità maschile?
Durante la specializzazione in Endocrinologia, nel 1972 fui assunto presso il reparto di Urologia di Magenta (Milano) e, seguendo l’ispirazione del Direttore dell’epoca, il Prof. Zanollo, che considero il mio mentore, dedicai la mia attività clinica alla gestione degli aspetti endocrini delle patologie urologiche.
L’Andrologia era allora una disciplina pionieristica: i primi studi sulla sessualità umana erano stati pubblicati solo pochi anni prima e il Primo Congresso Internazionale di Andrologia, tenutosi a Barcellona nel 1976, rappresentò un’opportunità unica per approfondire le conoscenze e confrontarmi con esperti internazionali. Furono anni ricchi di autentico entusiasmo scientifico e clinico.
Quali erano i percorsi diagnostici prima dell’introduzione dell’ICSI?
La sfida principale era la diagnosi dell’ostruzione delle vie seminali, poiché in assenza della fecondazione in vitro questa condizione poteva compromettere in modo decisivo le possibilità riproduttive della coppia. Integravamo i dati ormonali con l’esame istologico delle biopsie testicolari e, più frequentemente, con la vasovesciculografia, talvolta associata alla valutazione della conta spermatica urinaria.
L’esplorazione chirurgica scrotale nei pazienti con grave OAT consentiva di identificare sub-ostruzioni epididimarie, una condizione spesso trascurata in letteratura ma di grande impatto sulla fertilità. Dall’inizio degli anni ’80, l’introduzione dell’ecografia scrotale ha permesso di correlare i reperti chirurgici con le immagini ecografiche, consentendo progressivamente di abbandonare la vasovesciculografia a favore di metodiche non invasive come l’ecografia transrettale (TRUS). Anche l’ecocolordoppler si è rivelato fondamentale per la diagnosi del varicocele.
Quali erano i trattamenti disponibili e come veniva gestito il counseling?
Le opzioni terapeutiche erano molto limitate. Utilizzavamo modulatori selettivi dei recettori estrogenici, gonadotropine urinarie per stimolare la spermatogenesi o antibiotici nei casi associati a infezioni delle ghiandole sessuali accessorie. L’obiettivo era ottenere gravidanze spontanee o rendere i pazienti idonei a IUI o IVF, ma i risultati erano spesso deludenti.
In caso di azoospermia ostruttiva da agenesia congenita dei deferenti, si tentava anche l’impianto di spermatocele protesico sull’epididimo, con gravidanze solo sporadiche. Migliori risultati si ottenevano con epididimovasostomie e vasovasostomie.
Il trattamento del varicocele rappresentava un’altra importante opzione terapeutica: a partire dalla metà degli anni ’70 ho utilizzato tutte le tecniche chirurgiche disponibili, fino a sviluppare una mia tecnica di scleroterapia subinguinale.
Quali sono state le principali difficoltà come Direttore di un centro pubblico di PMA?
L’introduzione dell’ICSI ha rafforzato il ruolo predominante del ginecologo nella gestione della coppia infertile, anche nei casi di fattore maschile severo, rendendo spesso superflua – a torto – la valutazione andrologica. All’epoca, la direzione di un centro di PMA affidata a un andrologo era considerata insolita.
Eseguivamo TESE e, dal 1998, microTESE, ma senza un laboratorio ICSI interno. I risultati erano scarsi per la limitata esperienza degli embriologi esterni nella gestione del tessuto testicolare. Quando la mia reputazione professionale fu messa seriamente a rischio, presentai le dimissioni, che vennero respinte. Mi fu invece affidato il compito di creare un laboratorio ICSI interno: la formazione degli embriologi fu la priorità assoluta e i risultati migliorarono in modo significativo.
Perché l’uomo riceve ancora poca attenzione nel percorso di infertilità?
Storicamente la fertilità è sempre stata associata alla figura femminile. Fino a pochi decenni fa, l’infertilità era attribuita quasi esclusivamente alla donna. Questa visione culturale ha promosso una medicina della riproduzione centrata prevalentemente sulla donna.
Inoltre, a differenza delle donne, abituate a controlli ginecologici regolari, gli uomini tendono a percepirsi come naturalmente fertili e a evitare valutazioni andrologiche. Spesso è la donna a convincere il partner a consultare uno specialista.
Quali strategie sono fondamentali per prevenire l’infertilità maschile?
Nei Paesi privi di visite mediche obbligatorie per i giovani, l’unica strategia realmente efficace sarebbe una campagna di prevenzione andrologica rivolta a tutti i ragazzi di 18 anni.
Ventisei anni fa ho avviato un programma di questo tipo: la valutazione di migliaia di giovani ha permesso di individuare numerose condizioni associate a un elevato rischio di infertilità futura.
Quali sono gli errori più comuni nella gestione della NOA?
Gli errori più frequenti includono:
- indicazioni chirurgiche inappropriate
- valutazione preoperatoria insufficiente
- utilizzo di TESE convenzionale o TESA invece della microTESE
- uso di lenti chirurgiche anziché del microscopio operatorio
- gestione biologica inadeguata del tessuto testicolare
- mancata consegna del referto istologico testicolare
Le Linee Guida Canadesi 2023 affermano che la microTESE dovrebbe essere eseguita solo in centri con comprovata esperienza e con un laboratorio IVF-ICSI altamente qualificato.
Un punto di riferimento per l’andrologia moderna
L’intervista pubblicata su Andrology non è solo un prestigioso riconoscimento internazionale al Prof. Giovanni M. Colpi, ma anche il racconto di una visione dell’andrologia costruita nel tempo, giorno dopo giorno, accanto ai pazienti. Una carriera lunga decenni che testimonia come rigore scientifico, innovazione clinica e sensibilità umana possano convivere e rafforzarsi reciprocamente.

Essere scelti per un’intervista personale su una delle riviste più autorevoli a livello mondiale significa vedere riconosciuto non solo il valore delle proprie ricerche o delle tecniche sviluppate, ma anche l’impatto reale che questo lavoro ha avuto – e continua ad avere – sulla vita delle persone e delle coppie che affrontano il percorso dell’infertilità.
Per la nostra clinica, questo riconoscimento rappresenta motivo di grande orgoglio e al tempo stesso una conferma: credere in un approccio altamente specialistico all’infertilità maschile, fondato sull’esperienza, sulla formazione continua e su una presa in carico completa del paziente, è la strada giusta.
Un approccio che non si limita alla tecnica, ma che mette al centro l’ascolto, la diagnosi accurata, la responsabilità clinica e il rispetto della storia di ogni persona.
Condividere questa intervista significa, per noi, condividere anche i valori che guidano quotidianamente il nostro lavoro: eccellenza scientifica, attenzione alla qualità delle cure e profondo rispetto per chi si affida a noi in uno dei momenti più delicati della propria vita.
Fonte: Interview With a Distinguished Andrologist: Dr. Giovanni M. Colpi, MD, Andrology, 2025
