L’endometriosi è una patologia di cui si parla sempre più spesso, ma che allo stesso tempo rimane per molte donne un’esperienza estremamente personale e, purtroppo, spesso anche solitaria. Dolore che viene minimizzato, diagnosi che arrivano troppo tardi, dubbi sul futuro riproduttivo, la sensazione che “nessuno capisca davvero”.
Per questo motivo è così importante continuare a fare informazione corretta, accessibile e, soprattutto, empatica.
Di tutto questo si è parlato durante una recente diretta Instagram tenuta dall’Onlus Strada per un Sogno in collaborazione con la Dr.ssa Marina Bellavia, Direttore Sanitario e Ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione presso la nostra clinica.
Una conversazione ricca e profondamente utile, da cui nasce questo articolo, pensato per accompagnare tutte le donne che vivono questo percorso o che desiderano comprenderlo meglio per sé o per una persona cara.
Che cos’è l’endometriosi?
Come ha spiegato la Dr.ssa Bellavia, «l’endometriosi consiste nella presenza dell’endometrio – il tessuto che riveste la cavità uterina – in una localizzazione ectopica, cioè dove non dovrebbe essere». Questo tessuto può trovarsi nelle ovaie, nell’addome, e in rari casi persino al di fuori della cavità addominale, come nei polmoni.
La presenza dell’endometrio “fuori posto” scatena una risposta infiammatoria che provoca dolore e può rendere difficile concepire. I numeri parlano chiaro: «riguarda 190 milioni di donne al mondo», tra il 2 e il 10% della popolazione femminile. E, nelle donne che incontrano difficoltà a concepire, «almeno il 50% può avere endometriosi».
Perché la diagnosi arriva ancora troppo tardi?
Nonostante la sua diffusione, il percorso diagnostico rimane spesso tortuoso. La Dr.ssa Bellavia sottolinea un dato molto significativo: «purtroppo oggi il ritardo nella diagnosi è di 7 – 10 anni».
Questo accade perché i dolori mestruali, o dismenorrea, anche quando intensi e invalidanti, vengono troppo spesso normalizzati – soprattutto nelle ragazze più giovani – o attribuiti allo stress o alla “bassa tolleranza al dolore”.
Eppure una diagnosi precoce può fare una grande differenza, sia nella qualità di vita, sia nella tutela della fertilità futura.
Oggi, fortunatamente, non è più necessario ricorrere alla laparoscopia per ottenere una diagnosi: «Grazie all’ecografia di secondo livello, soprattutto quella tridimensionale, e alla risonanza magnetica, la laparoscopia ha perso importanza», spiega la nostra Dr.ssa Bellavia. Ma avverte anche che la qualità della valutazione è determinante: «devo dire la verità, fatta da occhi esperti: questo probabilmente fa la differenza».
In che modo l’endometriosi influisce sulla fertilità?
Anche quando i sintomi non sono particolarmente severi, l’endometriosi può ostacolare il concepimento: «Anche piccoli focolai creano una reazione infiammatoria che riduce il concepimento spontaneo».
Il modo in cui intervenire dipende sempre dalla storia personale della paziente. Non esistono soluzioni standard. La Dr.ssa Bellavia chiarisce: «Non c’è una regola unica per tutte».
Nelle donne sopra i 35 anni che hanno già provato a ottenere una gravidanza per almeno sei mesi senza successo, il nostro Direttore Sanitario consiglia spesso di valutare un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): «Si passa alle tecniche della PMA, che possono aumentare notevolmente le chance di concepire».
In alcuni casi si può iniziare dalle tecniche più semplici; in altri, soprattutto quando sono presenti endometriomi, è preferibile rivolgersi direttamente alla fecondazione in vitro, per evitare che la stimolazione ormonale favorisca la crescita delle cisti.
Le stimolazioni ormonali sono sicure per chi ha l’endometriosi?
Molte donne temono che i farmaci usati per la PMA possano peggiorare la loro condizione. La risposta, per fortuna, è chiara: «Per fortuna non ci sono rischi. Le stimolazioni ormonali si possono fare nelle pazienti che hanno l’endometriosi».
Per alcune pazienti, come quelle già operate o con cisti su entrambe le ovaie, la stimolazione può addirittura rappresentare un’opportunità: «Sono proprio i casi che possono beneficiare della crioconservazione ovocitaria».
Perché l’endometriosi è una patologia così complessa da gestire?
L’endometriosi non coinvolge solo l’apparato riproduttivo. È una patologia sistemica, influenzata da fattori genetici, immunologici e ambientali.
La Dr.ssa Bellavia ricorda anche l’importanza dello stile di vita e dell’alimentazione: molte pazienti riferiscono un miglioramento significativo dei sintomi seguendo un approccio nutrizionale personalizzato e anti-infiammatorio.
Non va sottovalutato nemmeno l’impatto emotivo. «L’endometriosi si associa a depressione e ansia», spiega il nostro Direttore Sanitario, soprattutto perché spesso le donne si trovano a dover giustificare ripetute assenze dal lavoro o a convivere con un dolore cronico invisibile agli occhi altrui.
Nei casi complessi, soprattutto quando sono coinvolti intestino o ureteri, è fondamentale rivolgersi a centri specializzati: «Questi interventi vanno fatti in centri di endometriosi. L’intervento, se si fa, va fatto una volta e con rischio bassissimo di complicazioni».
Qual è il messaggio più importante per chi affronta l’endometriosi?
La diretta si è conclusa con un incoraggiamento importante da parte della Dr.ssa Bellavia: «Mi raccomando, non scoraggiarsi. Ora abbiamo tutti i mezzi diagnostici, terapeutici e nuove terapie che permettono un’ottima qualità della vita personale e di coppia.»
Un messaggio semplice, ma prezioso: informazione, diagnosi precoce e percorsi mirati possono davvero fare la differenza.
Il team multidisciplinare della nostra clinica Next Fertility ProCrea è a disposizione per accompagnarti con competenza, delicatezza e un approccio personalizzato basato sulle più recenti evidenze scientifiche.
Revisione medica a cura della Dr.ssa Marina Bellavia – Direttrice Sanitaria e Ginecologa Specialista in Medicina della Riproduzione. Aggiornato il 31/12/2025
