Sempre più pazienti chiedono informazioni sulle intolleranze alimentari e sul possibile impatto sulla fertilità. Di istamina, tuttavia, si parla meno rispetto al glutine o al lattosio.

In una diretta Instagram di qualche mese fa abbiamo approfondito il tema con la Dr.ssa Marina Bellavia, Direttore Sanitario e Ginecologa Specialista in Medicina della Riproduzione, e la Dr.ssa Manuela Mapelli, Biologa Nutrizionista con anni di esperienza nel benessere femminile. L’obiettivo del confronto: chiarire cos’è l’intolleranza all’istamina, come si riconosce e perché può incidere sul percorso verso la gravidanza.

Che cos’è l’intolleranza all’istamina?

La Dr.ssa Manuela Mapelli spiega: «Non è una “vera e propria” intolleranza come la celiachia, ma è un disequilibrio tra l’istamina introdotta con gli alimenti e quella che il corpo riesce a degradare. Il nodo è un possibile deficit dell’enzima DAO (diaminossidasi). Alcuni soggetti, infatti, ne hanno livelli alti, altri bassi: quando si crea un gap, compaiono i sintomi.»

L’istamina è coinvolta nelle risposte infiammatorie, nella regolazione vascolare, nelle secrezioni e nel sistema immunitario. Esiste inoltre una connessione con il sistema ormonale perché può stimolare LH e FSH, interferendo con l’asse estrogeno–progesterone.

Quanto è frequente nella popolazione l’intolleranza all’istamina?

«Nel mondo femminile la riscontro spesso. Se ne parla poco perché indagarla non è semplice.» – racconta la Dr.ssa Mapelli.

Anche la Dr.ssa Marina Bellavia conferma, aggiungendo: «La diagnosi è probabilmente sottostimata: senza un professionista esperto, la paziente può non arrivare mai all’identificazione del problema.»

 Come si arriva, quindi, a una diagnosi?

Secondo la Dr.ssa Mapelli: «Solitamente invio le pazienti all’allergologo per effettuare test specifici (es. patch test) di approfondimento. Questa intolleranza non va confusa con allergie “classiche”: qui il punto è regolare l’istamina, non eliminarla. Penso all’esempio del bicchiere d’acqua: lo riempiamo fino a una certa soglia; superarla fa “traboccare” i sintomi. Tuttavia, possiamo abbassare il livello dell’acqua (e nel nostro caso di istamina) semplicemente con la dieta alimentare.»

Qual è la sintomatologia più comune in chi soffre di intolleranza all’istamina?

I sintomi possono variare da persona a persona. Tra i più comuni rientrano:

  • Ginecologici: infiammazione uterina, alterazioni del muco cervicale, contrazioni uterine anomale
  • Intestinali: irregolarità (diarrea/stipsi), gonfiore, infiammazione
  • Cutanei e sistemici: rash, ritenzione, stanchezza marcata

Talvolta, anche se più di rado, è segnalata un’associazione con endometriosi o dolore pelvico cronico, con peggioramento dei sintomi.

Terapia: perché serve un approccio personalizzato

La Dr.ssa Mapelli sottolinea: «Evitate il più possibile il “fai da te”: anche se si trovano liste online di alimenti “da evitare”, eliminarli tutti non è né realistico né salutare. In fase acuta possiamo fare 2–3 settimane di “repulisti”, poi affronteremo reintroduzioni graduali, sempre col criterio del bicchiere. È una terapia che si fa mangiando, su misura per ciascuna paziente

La Dr.ssa Bellavia aggiunge: «L’importante è evitare gli estremi: né dieta incontrollata, né sensi di colpa. Con una guida esperta e riconosciuta, si gestiscono anche convivialità, vacanze e uscite. Non deve tradursi in una dieta punitiva: si tratta di abitudini nuove e gestibili nella vita quotidiana.»

Alimenti da moderare (o evitare in fase acuta)

Quando si parla di dieta povera di istamina, non si tratta di eliminare intere categorie alimentari, ma di prestare attenzione ad alcuni gruppi che possono più facilmente scatenare i sintomi. In fase acuta è utile limitarli o evitarli, per poi valutare una reintroduzione graduale insieme a uno specialista.

I principali gruppi sono:

  • Cibi ricchi di istamina: formaggi stagionati, salumi/insaccati, cibi conservati/in scatola (meglio il vetro della latta), alcolici (compreso il vino), pomodori, spinaci, cioccolato
  • Istamino-liberatori (stimolano il rilascio di istamina): fragole, agrumi, albume (se consumato in grandi quantità), frutti di mare, cioccolato

Attenzione, quindi, alle insalatone “estive” con ingredienti tutti in scatola (pomodori, tonno in latta, mais): se c’è sensibilità all’istamina, possono scatenare i sintomi.

Cosa si può mangiare?

La Dr.ssa Mapelli rassicura: «Tanto! Puntiamo su alimenti freschi, antiossidanti e antinfiammatori: frutta e verdura, pesce fresco (non conservato), frutti di bosco, mela, mirtilli, melone. Possiamo anche valutare un’integrazione mirata (es. vitamina B6, rame, zinco) e probiotici selezionati come Lactobacillus rhamnosus, utili sul microbiota in caso di gonfiore. Anche relativamente ai cereali non si riscontra nessun problema specifico; meglio il chicco (es. farro in chicco, riso) rispetto alla pasta derivata, e poi consiglio sempre di variare il più possibile (farro, grano duro, riso, quinoa…).»

In alcuni casi, dopo DAO test (prelievo del sangue), si può considerare l’integrazione di DAO prima dei pasti, se documentata una carenza importante.

Qual è il legame tra intolleranza all’istamina e fertilità (anche maschile)?

«Oggi abbiamo più risposte rispetto al passato sulle cosiddette infertilità inspiegate – spiega la Dr.ssa Bellavia. – L’infiammazione correlata all’istamina può influire su impianto embrionario, micro-contrazioni uterine e ovulazione. In alcune pazienti, riconoscere l’intolleranza ha semplificato la terapia: meno farmaci, più benessere, più energia… e, in alcuni casi, ha determinato l’arrivo della gravidanza!»

La Dr.ssa Mapelli aggiunge: «Anche gli uomini possono risentirne (es. parametri del liquido seminale). È ancora un tema un po’ tabù, ma va affrontato: l’approccio nutrizionale e i probiotici/vitamine adeguati possono migliorare la fertilità maschile.»

Spesso, in 1–2 mesi, si osserva un buon rientro dei sintomi se si segue correttamente il percorso. All’inizio serve essere “soldatini”, poi lo schema si stabilizza.

Take away messages

  • L’intolleranza all’istamina esiste, può avere ripercussioni anche sulla fertilità e potrebbe essere più diffusa nella popolazione di quanto si creda
  • Diagnosi e personalizzazione sono fondamentali: allergologo + nutrizionista + ginecologo
  • Una nutrizione mirata (con eventuali integrazioni) può ridurre l’infiammazione e favorire la fertilità
  • Non si tratta di privazioni assolute, ma di scelte consapevoli e sostenibili

«Affidatevi a chi può guidarvi: una soluzione si trova, senza paura.»

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