La procreazione medicalmente assistita (PMA) è spesso raccontata come un insieme di esami, diagnosi e trattamenti. Ma chi attraversa davvero questo percorso sa che non è solo questo.
È attesa, desiderio, fatica emotiva. È quella sensazione di essere sospesi, mentre tutto il resto intorno sembra andare avanti.
Durante una recente diretta Instagram tenuta dalla Dr.ssa Chaimae Zahhaf , Responsabile del Team Aiuto Medico e Sala Operatoria, e Ostetrica, insieme a Monica Trabalza, Counselor in PMA, è emerso con chiarezza quanto sia importante riconoscere questa dimensione emotiva e darle spazio all’interno del percorso di PMA.
Cos’è il counseling nella PMA e perché è fondamentale?
Quando si parla di PMA, si pensa subito alla parte medica: esami, terapie, protocolli. Ma ogni percorso è anche un’esperienza profondamente personale, che coinvolge emozioni, aspettative e vissuti spesso difficili da condividere.
Come ha sottolineato la Dr.ssa Zahhaf durante la diretta:
“La medicina della riproduzione non è solo tecnica, ma è corpo ed emozione.”
Il counseling nasce proprio per dare spazio a questa dimensione. È un luogo in cui fermarsi, respirare e dare un nome a ciò che si sta vivendo, senza sentirsi giudicati.
Lo spiega bene Monica Trabalza:
“È uno spazio dedicato alla mente e al cuore, che non dovrebbe essere trascurato ma incluso nel percorso.”
In questo senso, il counseling diventa parte integrante del percorso: non qualcosa da aggiungere nei momenti difficili, ma uno spazio che accompagna, sostiene e aiuta a vivere ogni fase con maggiore consapevolezza.
Quando iniziare un percorso di counseling in PMA?
Non esiste un momento giusto uguale per tutti, ma spesso i segnali arrivano prima di quanto si immagini.
Quando il desiderio di avere un figlio inizia a occupare ogni pensiero, quando l’attesa diventa pesante, quando si entra in un loop fatto di controlli, aspettative e delusioni, può essere il momento di fermarsi.
Come suggerisce Monica Trabalza:
“È importante avvicinarsi al counseling già nelle fasi iniziali del percorso, non solo nei momenti più difficili.”
Iniziare presto non significa essere in difficoltà, ma costruire maggiore consapevolezza e affrontare il percorso con basi più solide.
Quali emozioni si vivono durante un percorso di PMA?
La PMA è un percorso fatto di attese continue. Attesa di una diagnosi, di un esame, di un risultato. Attese che, nel tempo, possono diventare difficili da sostenere.
Durante la diretta, la Dr.ssa Zahhaf ha descritto bene questa dimensione:
“I nostri percorsi sono fatti di tantissime attese, che accompagnano ogni fase, dall’inizio fino anche alla gravidanza.”
Spesso si arriva a mettere in pausa parti della propria vita, rimandando decisioni e progetti.
A questo si aggiungono emozioni profonde come senso di colpa, frustrazione e solitudine. È frequente chiedersi se si è fatto qualcosa di sbagliato, se il proprio corpo stia rispondendo come dovrebbe.
Dare spazio a queste emozioni è il primo passo per poterle attraversare.
Quali sono i momenti più difficili da affrontare?
All’interno del percorso ci sono passaggi che segnano profondamente, anche quando all’esterno possono sembrare solo tappe mediche.
La scoperta di una difficoltà, un esito negativo o una risposta diversa da quella che si sperava possono generare un senso di smarrimento difficile da spiegare. Sono momenti in cui emergono rabbia, tristezza, stanchezza, e in cui diventa difficile capire come andare avanti.
Come spiega Monica Trabalza:
“Quando la tecnica non funziona, viviamo dei veri e propri lutti, che hanno bisogno di essere attraversati.”
Anche le scelte più complesse, come cambiare percorso o aprirsi a nuove possibilità, richiedono tempo e uno spazio in cui potersi ascoltare davvero, senza pressione.
Perché il percorso di PMA riguarda la coppia?
Anche quando il corpo coinvolto sembra essere uno solo, la PMA è sempre un percorso di coppia.
Non sempre, però, viene vissuto nello stesso modo. C’è chi sente il bisogno di parlare e condividere e chi invece tende a trattenere, spesso per proteggere l’altro. Nel tempo, queste differenze possono creare distanza e incomprensioni.
Come ricorda Monica Trabalza:
“L’infertilità è di coppia, non è mai di una sola persona.”
Il counseling aiuta proprio a ritrovarsi, a condividere non solo le decisioni ma anche le emozioni, e a costruire una consapevolezza comune.
Lo stress può influire sulla fertilità?
Durante un percorso di PMA è naturale sentirsi sotto pressione. Il bisogno di controllo, il desiderio che tutto vada nel modo giusto, la paura di sbagliare qualcosa: sono sensazioni molto comuni.
Più che eliminarle, è importante imparare a riconoscerle e a gestirle.
Come sottolinea Monica Trabalza:
“Se non riesco a gestire il mio stress, come posso affrontare un percorso così complesso?”
Il counseling aiuta a lasciare spazio alla fiducia e a vivere il percorso in modo più sostenibile, senza il peso costante del controllo.
Il counseling è utile solo nei momenti difficili?
Il counseling non è uno strumento da utilizzare solo quando qualcosa non va.
Può accompagnare ogni fase del percorso, anche quelle iniziali, quando magari non ci sono ancora difficoltà evidenti ma si avverte già un carico emotivo importante.
È uno spazio protetto, in cui potersi fermare e dare voce a ciò che spesso resta inespresso, anche all’interno della coppia.
Perché chiedere supporto non è segno di debolezza?
C’è ancora l’idea che si debba riuscire ad affrontare tutto da soli. Ma la PMA è un percorso complesso, che coinvolge molto più di quanto si pensi.
Durante la diretta, questo concetto è stato espresso con grande chiarezza:
“Non bisogna affrontare il percorso da soli: è uno spazio in cui fermarsi e dare voce alle proprie emozioni.”
Chiedere supporto non significa non farcela, ma riconoscere il valore di ciò che si sta vivendo.
Prendersi cura di sé, anche emotivamente, è parte del percorso.
E può fare la differenza nel modo in cui lo si attraversa.
