Affrontare un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) comporta inevitabilmente una serie di dubbi, domande e paure. Tra gli aspetti fondamentali, ma anche più discussi, c’è la stimolazione ovarica. Ne abbiamo parlato con la Dr.ssa Chaimae Zehhaf, ostetrica responsabile del team aiuto medico e di sala operatoria, e con la Dr.ssa Veronica Masciarelli, infermiera e aiuto medico presso la nostra clinica Next Fertility ProCrea.
La stimolazione ormonale, spiega la Dr.ssa Masciarelli, è “una procedura medica e farmacologica basata sulla somministrazione di ormoni con lo scopo di stimolare l’ovaio nella produzione di un maggior numero di ovuli, attraverso la maturazione contemporanea di più follicoli”. In un ciclo naturale, infatti, solo un follicolo dominante raggiunge la completa maturazione e rilascia un ovulo. Con la stimolazione, invece, si punta a ottenere più follicoli maturi per aumentare le probabilità di concepimento.
Cos’è la cura ormonale nella PMA?
La cura ormonale nella PMA è un trattamento farmacologico che stimola le ovaie a produrre più ovociti nello stesso ciclo mestruale. Viene utilizzata nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita per aumentare le possibilità di recuperare ovociti maturi e migliorare le probabilità di successo del trattamento.
| Aspetto | Cura ormonale nella PMA |
|---|---|
| Obiettivo | Stimolare la maturazione di più follicoli e ottenere un maggior numero di ovociti. |
| Quando è indicata | Nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), nelle disfunzioni ovulatorie e nei percorsi di preservazione della fertilità, come il social freezing. |
| Durata | Generalmente da 10 a 15 giorni, in base al protocollo terapeutico personalizzato. |
| Somministrazione | Iniezioni sottocutanee quotidiane mediante penne preriempite, semplici da utilizzare. |
| Monitoraggio | Ecografie transvaginali e prelievi ematici periodici per valutare la crescita dei follicoli e la risposta alla terapia. |
| Effetti collaterali più comuni | Gonfiore addominale, tensione al seno, nausea, mal di testa e vampate, generalmente lievi e transitori. |
| Rischi | La sindrome da iperstimolazione ovarica è un evento raro e viene prevenuta attraverso un monitoraggio clinico costante. |
Quando è indicata la stimolazione ormonale?
La Dr.ssa Zehhaf chiarisce che la stimolazione può essere utilizzata in diversi contesti: “Disfunzioni ovulatorie, trattamenti di fecondazione assistita sia di primo che di secondo livello, crioconservazione ovocitaria o social freezing. È indicata ogni volta che si vuole massimizzare il recupero o la maturazione follicolare”.
La scelta del protocollo farmacologico di stimolazione è personalizzata. “Spetta al medico esperto in procreazione medicalmente assistita e si basa su molti aspetti medici importanti come un’attenta anamnesi e la valutazione dello stato di salute della paziente, l’età anagrafica ma anche l’età biologica e la riserva ovarica della donna. Per valutare la riserva ovarica – prosegue la Dr.ssa Zehhaf – esistono dei parametri che si possono rilevare in maniera non invasiva: la conta dei follicoli antrali che si misura con una semplice ecografia transvaginale e un prelievo ematico per analizzare quattro ormoni chiave, tra cui l’AMH (ormone antimulleriano)”.
Come funziona il trattamento?
I protocolli variano in base al tipo di trattamento previsto. “Durata, dosaggio e tipologia dei farmaci cambiano a seconda che si tratti di un primo o un secondo livello”, puntualizza la Dr.ssa Masciarelli. Anche la somministrazione è diventata molto più semplice grazie ai progressi farmacologici: oggi i farmaci si iniettano con penne simili a quelle dell’insulina. “Dividiamo sempre le pazienti in due categorie – scherza la Dr.ssa Zehhaf – quelle coraggiose che si autosomministrano i farmaci e quelle ancora più coraggiose che si affidano alle mani inesperte del proprio partner ma in entrambi i casi i risultati sono positivi!”.
In genere, la stimolazione dura dai 10 ai 15 giorni, con iniezioni sottocutanee quotidiane. Il ciclo si conclude quando i follicoli hanno raggiunto la giusta maturazione, “che per noi – spiega – significa una dimensione compresa tra i 16 e i 20 mm e un determinato equilibrio ormonale”.
Effetti collaterali e rischi: cosa sapere
Uno dei principali timori delle pazienti riguarda i possibili effetti collaterali. “Sono sintomi transitori e ben tollerati – rassicura la Dr.ssa Masciarelli – come vampate, mal di testa, nausea o tensione al seno, simili a quelli della sindrome premestruale”. Sono sintomi che scompaiono da soli nel breve termine e sono modificabili dosando la terapia e adattandola alla risposta della paziente.
Un effetto collaterale più serio, ma raro, è la sindrome da iperstimolazione ovarica. “Può provocare un eccesso di liquido nell’addome che si verifica una settimana dopo il prelievo ovocitario – spiega la Dr.ssa Masciarelli – e questo liquido va drenato se correlato a sintomi importanti come eccessivo volume addominale, o dolore e tensione addominale. È un evento molto pericoloso, ma che noi abbattiamo totalmente con i controlli regolari”. Durante la stimolazione, infatti, vengono effettuati prelievi ematici e controlli ecografici a giorni alterni per monitorare la crescita follicolare e la risposta ormonale. “In caso di risposta eccessiva – aggiunge – il trattamento viene prontamente adattato o, se necessario, interrotto”.
Il dialogo continuo con le pazienti
“Oltre ai monitoraggi, per noi è fondamentale anche il dialogo con le pazienti – sottolinea la Dr.ssa Zehhaf –. È importante il feedback delle nostre pazienti, per sapere cosa provano, cosa sentono. Per questo motivo, le pazienti sono in costante contatto con noi, sia durante l’orario lavorativo che fuori dall’orario lavorativo.”
Falsi miti e domande frequenti
Uno dei timori più diffusi tra le pazienti riguarda il possibile legame tra stimolazione ormonale e tumori. Su questo punto la Dr.ssa Zehhaf è molto chiara: “Non ci sono evidenze scientifiche che colleghino la stimolazione ovarica a un aumento del rischio oncologico. I tumori e le patologie oncologiche derivano da un’esposizione a lungo termine al fattore di rischio. La stimolazione ovarica, invece, è un trattamento medico di breve durata: l’esposizione acuta agli ormoni non è sufficiente per provocare un’oncogenesi e quindi l’insorgenza di una patologia oncologica de novo”. Aggiunge infine che, proprio per questo, “anche le pazienti oncologiche possono accedere a un percorso di stimolazione ovarica, previo accordo con il proprio oncologo”.
E per quanto riguarda i rapporti sessuali durante la stimolazione? “Non ci sono controindicazioni – risponde la Dr.ssa Masciarelli –. L’unico effetto collaterale sono le punture che ingrossando le ovaie rendono possibili un po’ di disagi ma i rapporti sessuali non compromettono la riuscita del trattamento”.
I consigli delle nostre esperte
“Il mio suggerimento è quello di non vivere questo periodo come un tempo di privazioni – afferma la Dr.ssa Zehhaf –. Sicuramente è positivo socializzare, passare il proprio tempo libero facendo cose che piacciono, perché lo sforzo e l’impegno sono tanti”.
Tra le buone abitudini da adottare ci sono l’attività fisica moderata, il riposo adeguato (almeno 7-8 ore per notte) e una corretta idratazione. Inoltre, almeno qualche settimana prima dell’inizio della terapia è consigliabile limitare alcol, fumo, droghe, sostanze stupefacenti e caffeina. “È utile anche ridurre l’assunzione di latticini – aggiunge – perché possono creare uno stato infiammatorio non favorevole né alla stimolazione, né allo sviluppo di una gravidanza”.
Un percorso di fiducia e supporto continuo
La stimolazione ovarica è un processo chiave nella PMA, ma è fondamentale comprendere bene ogni aspetto prima di intraprendere questo percorso. Con il supporto di un team medico con esperienza pluriennale e un monitoraggio costante, le pazienti possono affrontare la stimolazione con maggiore serenità. I progressi nei farmaci, i protocolli personalizzati e un dialogo aperto tra pazienti e medici sono gli strumenti che rendono il trattamento sempre più sicuro ed efficace.
Revisione medica a cura della Dr.ssa Chaimae Zehhaf – Ostetrica, Responsabile del team aiuto medico e di sala operatoria. Aggiornato il 13/05/2025
FAQ – domande frequenti
Cos’è la cura ormonale nella PMA?
La cura ormonale nella PMA è un trattamento farmacologico che stimola le ovaie a far maturare più follicoli contemporaneamente. L’obiettivo è ottenere un maggior numero di ovociti maturi da utilizzare nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita.
Quanto dura la cura ormonale nella PMA?
La durata della cura ormonale varia in base al protocollo terapeutico scelto, ma generalmente è compresa tra i 10 e i 15 giorni. Durante questo periodo sono previsti monitoraggi con ecografie e prelievi ematici per valutare la risposta dell’organismo.
I farmaci per la PMA hanno effetti collaterali?
Sì, i farmaci utilizzati nella PMA possono provocare effetti collaterali generalmente lievi e temporanei, come gonfiore addominale, tensione al seno, nausea, mal di testa e vampate. Più raramente può verificarsi la sindrome da iperstimolazione ovarica, una complicanza che viene prevenuta grazie a un attento monitoraggio medico.
La cura ormonale nella PMA aumenta il rischio di tumori?
No. Le evidenze scientifiche attualmente disponibili non dimostrano un aumento del rischio di tumori associato alla stimolazione ovarica utilizzata nei percorsi di PMA. Si tratta infatti di un trattamento di breve durata, effettuato sotto stretto controllo medico.
Si possono avere rapporti sessuali durante la cura ormonale?
Sì. In generale non esistono controindicazioni ai rapporti sessuali durante la stimolazione ovarica. Tuttavia, l’aumento di volume delle ovaie può causare un lieve fastidio o una sensazione di tensione addominale in alcune pazienti.
