Negli ultimi anni il laboratorio di fecondazione assistita ha assunto un ruolo sempre più centrale nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). È qui che si prendono decisioni fondamentali, spesso invisibili agli occhi dei pazienti, ma determinanti per le possibilità di successo di un trattamento.
Questi temi sono stati approfonditi in una recente diretta Instagram, durante la quale il Dr. Gian Marco Momi, Direttore del laboratorio IVF, e la Dr.ssa Raffaella Antonacci, biologa, hanno condiviso aggiornamenti e riflessioni emerse dai principali congressi internazionali e dall’esperienza quotidiana in laboratorio.
Ripercorriamo qui i contenuti principali della diretta, con l’obiettivo di aiutare pazienti e coppie a comprendere meglio cosa accade in laboratorio e perché oggi, rispetto al passato, esistono nuove possibilità anche in situazioni considerate un tempo senza alternative.
Come avviene la fertilizzazione nel laboratorio IVF?
La fertilizzazione è il momento in cui ovocita e spermatozoo si incontrano in laboratorio per dare origine a un embrione. Dal punto di vista biologico, ciascun gamete possiede 23 cromosomi; quando lo spermatozoo entra nell’ovocita si forma lo zigote, che ristabilisce il patrimonio genetico completo di 46 cromosomi.
Questo processo viene identificato osservando la comparsa dei pronuclei, due strutture all’interno dell’ovocita, una di origine materna e una paterna. In condizioni considerate fisiologiche, i pronuclei sono due e, successivamente, si fondono avviando le prime divisioni cellulari embrionali.
Come ha sottolineato il Dr. Momi durante la diretta, «la fertilizzazione non è un evento istantaneo, ma un processo che evolve nel tempo». Ed è proprio questa evoluzione a fornire oggi informazioni preziose.
Cosa si intende per fecondazione anomala?
Non sempre la fertilizzazione segue uno schema perfettamente regolare. In alcuni casi possono essere osservate configurazioni diverse da quella “classica”, come la presenza di un solo pronucleo, di più pronuclei o di un piccolo pronucleo accessorio accanto a quelli principali.
In passato, queste situazioni portavano allo scarto automatico degli embrioni derivati. Le evidenze più recenti, però, stanno cambiando questo approccio. È emerso che una parte degli embrioni derivati da fecondazioni anomale è in grado di svilupparsi fino allo stadio di blastocisti e, in alcuni casi, presenta un corredo cromosomico normale.
La Dr.ssa Antonacci ha spiegato che «in particolare alcune configurazioni mostrano percentuali sorprendenti di normalità cromosomica», aprendo alla possibilità di una rivalutazione soprattutto nei casi in cui il numero di embrioni disponibili sia ridotto.
Perché oggi alcune fecondazioni anomale vengono rivalutate?
Questo cambiamento di prospettiva è possibile grazie all’utilizzo di incubatori time-lapse, che consentono di monitorare in modo continuo lo sviluppo embrionale. Non si tratta più di osservare l’embrione in un singolo momento, ma di seguirne l’intero percorso, dalla fecondazione fino alle fasi successive.
Il monitoraggio continuo permette di comprendere meglio quando e come avvengono determinate anomalie e di prendere decisioni più consapevoli, basate sull’evoluzione reale dell’embrione e non su un’osservazione parziale.
Perché i sistemi time-lapse sono diventati così importanti nel laboratorio IVF?
Durante la diretta è stato chiarito che le fecondazioni anomale non sono eventi rari. In media interessano circa il 6% dei cicli, con un’incidenza che tende ad aumentare con l’età della donna, in particolare dopo i 35 anni.
È importante però sottolineare che questi ovociti mantengono la capacità di essere fecondati. Le anomalie osservate riguardano le primissime fasi del processo e sono strettamente legate alla qualità ovocitaria, che inevitabilmente risente del fattore età.
Come sta evolvendo la preparazione del campione seminale?
Un altro tema centrale della diretta ha riguardato la preparazione del campione di liquido seminale prima delle tecniche di fecondazione assistita. Le metodiche tradizionali consentono di selezionare gli spermatozoi in base a parametri come concentrazione e motilità, ma non permettono di individuare alterazioni più profonde, come la frammentazione del DNA.
Per questo motivo, negli ultimi anni si stanno affermando tecniche di selezione sempre più raffinate, in grado di migliorare la qualità funzionale degli spermatozoi utilizzati.
Cos’è la microfluidica e perché si parla di selezione “naturale” degli spermatozoi?
Tra le tecniche più interessanti discusse durante la diretta c’è la microfluidica, un metodo che sfrutta la capacità autonoma degli spermatozoi di muoversi attraverso micro-canali che simulano l’ambiente del tratto riproduttivo femminile.
Questa tecnica consente di evitare stress meccanici e di ottenere un campione arricchito di spermatozoi con maggiore integrità del DNA e migliore vitalità. Come ha raccontato la Dr.ssa Antonacci, «lasciamo che siano gli spermatozoi stessi a selezionarsi, un po’ come avverrebbe in natura».
La microfluidica può essere applicata a diversi tipi di campione ed è utilizzabile sia nelle tecniche di FIVET sia di ICSI, quando è presente una minima motilità.
Quando sono necessarie tecniche alternative di selezione?
In alcune situazioni più complesse, come nei casi di concentrazioni molto basse o motilità quasi assente, esistono metodiche alternative di selezione che permettono di eliminare gli spermatozoi alterati e recuperare quelli funzionalmente più idonei.
Questi approcci risultano particolarmente utili nei quadri più severi e, nel tempo, sono stati associati anche a una riduzione dei tassi di aborto, grazie a una migliore qualità del gamete maschile utilizzato.
Cosa sappiamo oggi sulla vitrificazione?
La vitrificazione rappresenta oggi lo standard per la crioconservazione di ovociti ed embrioni. Le percentuali di sopravvivenza dopo lo scongelamento sono molto elevate e i risultati in termini di gravidanza sono paragonabili a quelli dei transfer a fresco.
Durante la diretta si è parlato anche di tecniche di vitrificazione ultra-rapida, che riducono ulteriormente i tempi di congelamento. Al momento, però, non emergono vantaggi clinici significativi rispetto alla vitrificazione classica, che rimane altamente affidabile e consolidata.
È meglio il transfer a fresco o da crioconservazione?
Con le tecnologie attuali, non esistono differenze sostanziali in termini di efficacia tra embrioni freschi e crioconservati. Anzi, il transfer da crioconservazione consente spesso di lavorare in un contesto ormonale più stabile e favorevole all’impianto.
Come ha ricordato il Dr. Momi, «oggi possiamo programmare il transfer in condizioni più fisiologiche per l’endometrio», migliorando l’approccio complessivo al trattamento.
Un laboratorio che apre nuove possibilità
Le novità condivise durante la diretta mostrano come il laboratorio IVF sia un ambiente in continua evoluzione. Rivalutare ciò che prima veniva escluso, selezionare in modo sempre più accurato i gameti e affidarsi a tecnologie avanzate significa offrire più possibilità alle coppie, senza rinunciare al rigore scientifico.
Dietro ogni trattamento c’è un lavoro costante di osservazione, studio e confronto, con un obiettivo chiaro: accompagnare ogni paziente con competenza, attenzione e rispetto della sua storia riproduttiva.
