Parlare di infertilità significa entrare in un territorio delicato, fatto di attese, speranze sospese, emozioni spesso taciute. La forza dell’attesa. Un viaggio nell’infertilità è il libro con cui Monica Trabalza, Counselor specializzata in procreazione medicalmente assistita (PMA) e supporto perinatale, sceglie di raccontare questo percorso dall’interno, intrecciando la propria esperienza personale con quella delle donne e delle coppie che accompagna ogni giorno.
Si tratta di un romanzo autobiografico, ma anche di uno spazio di riconoscimento: pagina dopo pagina emergono vissuti profondi, fragilità, rabbia, senso di inadeguatezza, ma anche la tenacia e la capacità di trasformazione che possono nascere lungo il cammino dell’infertilità. Un racconto corale, in cui le voci dei pazienti seguiti in counseling si affiancano a quella dell’autrice, restituendo dignità a emozioni che troppo spesso restano in silenzio.
Il libro rappresenta anche il naturale proseguimento del lavoro che Monica Trabalza svolge all’interno della nostra clinica Next Fertility ProCrea, dove il counseling in PMA affianca il primo colloquio informativo con uno dei nostri ginecologi specializzati in Medicina della Riproduzione, offrendo alle coppie uno spazio di ascolto e supporto emotivo già dalle prime fasi del percorso. Un approccio che mette al centro la persona, integrando competenza clinica e attenzione alla sfera emotiva, per offrire un’accoglienza realmente completa.

Com’è nata l’idea del libro? Quando hai capito che il tuo vissuto – personale e professionale – poteva trasformarsi in uno strumento di consapevolezza per molte persone?
L’idea di questo libro nasce dal desiderio profondo di dare spazio al mio vissuto personale e a quello delle donne e delle coppie che accompagno ogni giorno nel complesso mondo della procreazione medicalmente assistita. Nel tempo ho compreso quanto, nei momenti di maggiore fragilità, il sentirsi meno soli passi spesso attraverso il riconoscimento: trovare parole che rispecchiano ciò che stiamo vivendo.
“Questo libro vuole essere proprio uno spazio in cui potersi riconoscere, attraverso la lettura, e in cui dare dignità e voce a emozioni spesso taciute come la rabbia, la tristezza, la sofferenza.”
Emozioni che prendono forma nei vissuti di altre donne e coppie e che, condivise, diventano meno pesanti da portare.
C’è un episodio, una frase o un incontro che ha cambiato la direzione della scrittura o che ti ha ricordato perché questo progetto dovesse assolutamente vedere la luce?
La svolta verso la scrittura è arrivata dopo un incontro con una paziente che mi ha profondamente toccata. Durante una seduta mi disse:
“Monica, mi sento capita da te, non giudicata. So che non devo spiegarti niente, perché tu sai. Posso permettermi di stare qui e piangere.”
Quelle parole hanno fatto emergere con chiarezza il bisogno di raccontare anche la mia esperienza, affinché chi intraprende questo percorso possa sentirsi davvero compresa nel profondo.
“Il mio intento era offrire uno strumento che facesse sentire alle persone che non erano sole, che c’era qualcuno in grado di riconoscere e comprendere profondamente il loro vissuto.”
Anche se non sempre tutto può essere detto durante una seduta, il messaggio era chiaro: esserci, con autenticità.
Qual è la parte del libro che senti più “tua” e perché?
La parte del libro che sento più mia è senza dubbio l’introduzione e il primo capitolo.
“Lì c’è il modo in cui lavoro, la parte più autentica e sentita di me come professionista.”
È il cuore che porto in ogni incontro.
Un altro momento centrale è il racconto del mio primo approccio con la PMA, un mondo che ho conosciuto molto presto, quando avevo solo diciassette anni. Attraverso l’esperienza di mia zia ho vissuto da vicino anni di infertilità: tecniche diverse, fallimenti, aborti, dolore e attesa. Un percorso durato quasi otto anni, fino alla nascita di mio cugino. Un’esperienza che ha lasciato un segno profondo e che oggi riconosco come una delle radici del mio lavoro.
Come si fa a superare il tabù dell’infertilità?
Credo fortemente che il tabù dell’infertilità debba essere superato. E l’unico modo per farlo è parlarne, normalizzare, riconoscere che l’infertilità è una malattia come altre. Il problema è che attorno a essa, per retaggi culturali e mentali, ruota ancora troppo silenzio.
Il podcast, il gruppo di auto-aiuto e questo libro vogliono essere uno spazio possibile: uno spazio in cui dire che possiamo parlarne, che dobbiamo parlarne. Utilizzo spesso anche l’umorismo, raccontando episodi molto personali vissuti in sei anni di infertilità insieme a mio marito, perché credo sia importante mostrare che si può raccontare tutto, anche ciò che fa male.
“Non siamo meno donne o meno uomini se abbiamo bisogno di un supporto per diventare genitori. Al contrario, siamo più forti.”
Perché scegliere di affrontare l’infertilità significa intraprendere un viaggio complesso e trasformativo, imparando a sviluppare quella che io chiamo la forza dell’attesa.
Una voce che accompagna il percorso
La forza dell’attesa. Un viaggio nell’infertilità non è solo un libro, ma un’estensione naturale di un modo di prendersi cura che mette al centro la persona, prima ancora del percorso clinico. Attraverso parole autentiche e vissuti condivisi, Monica Trabalza restituisce dignità all’attesa, trasformandola da tempo sospeso a spazio di consapevolezza e crescita.
Presso la nostra clinica Next Fertility ProCrea, questo stesso approccio prende forma ogni giorno grazie a un modello di cura integrato, in cui competenza medica e supporto emotivo procedono insieme. Perché affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) significa prendersi cura non solo del corpo, ma anche delle emozioni, delle relazioni e della storia di ogni coppia. E sentirsi accolti, davvero, può fare la differenza lungo tutto il percorso.
