Dolore che ritorna ogni mese. Gonfiore che non passa. Transfer che non si impiantano.

Quando si parla di endometriosi o di endometrite, spesso le pazienti arrivano con una sensazione precisa: aver già fatto “tutto” – ma senza una risposta definitiva.

Proprio da qui è partita la recente diretta tenutasi sul nostro canale Instagram, condotta dalla Dr.ssa Marina Bellavia, Direttrice Sanitaria e Ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione, insieme alla Dr.ssa Gemma Fabozzi, Embriologa clinica e Nutrizionista.

Una conversazione concreta, nata dalle domande delle pazienti, per fare chiarezza su un tema sempre più centrale nella medicina della riproduzione: il legame tra nutrizione, microbiota, disbiosi, endometriosi ed endometrite.

Come ha sottolineato la Dr.ssa Marina Bellavia durante la diretta, “le pazienti oggi sono molto preparate. E sanno che queste condizioni possono essere collegate.”

L’obiettivo non è stato dare soluzioni semplici a problemi complessi, ma spiegare cosa sappiamo oggi e perché un approccio integrato può fare la differenza.

Che differenza c’è tra endometriosi ed endometrite?

L’endometriosi è la presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori della cavità uterina: nelle ovaie (come cisti), nell’addome o in altri distretti. Può essere completamente asintomatica oppure associata a:

  • dolore mestruale importante
  • dolore pelvico cronico
  • dolore durante i rapporti
  • infertilità

Nelle pazienti infertili può interessare fino al 40–50% dei casi.

L’endometrite, invece, è un’infiammazione dell’endometrio ed è stata associata a difficoltà di impianto embrionale e poliabortività.

Come ha spiegato la Dr.ssa Marina Bellavia, “endometrite ed endometriosi non sono la stessa cosa, ma oggi sappiamo che possono essere collegate.”

Il filo conduttore? Uno stato infiammatorio e possibili alterazioni del microbiota.

In che modo disbiosi e microbiota influenzano endometriosi ed endometrite?

Uno dei punti centrali della diretta è stato il ruolo del microbiota intestinale.

L’intestino ospita la quota più abbondante di microbi del nostro corpo e circa l’80% del sistema immunitario risiede proprio lì.

Come ha spiegato la Dr.ssa Gemma Fabozzi, “ciò che noi mangiamo nutre non solo noi, ma anche i microbi che vivono nel nostro intestino.”

Le pazienti con endometriosi presentano frequentemente disbiosi intestinale. Non è stato dimostrato un rapporto causale diretto, ma l’associazione è chiara: modulando la disbiosi si osserva un miglioramento della sintomatologia e delle recidive.

Anche nell’endometrite, la disbiosi può avere un ruolo:

  • risalita di batteri dalla vagina
  • alterazioni del microbiota vaginale
  • aumento della permeabilità intestinale

Prendersi cura dell’intestino e del microambiente vaginale può aiutare ad agire non solo sul sintomo, ma sulla possibile origine del problema.

La terapia antibiotica è sempre necessaria nell’endometrite?

La terapia antibiotica è spesso utilizzata, ma non sempre rappresenta la soluzione definitiva.

Durante la diretta è stato ricordato che trattare l’endometrite con antibiotici significa agire sull’infiammazione presente, ma non necessariamente sulla causa che l’ha generata.

È stato citato anche uno studio randomizzato controllato che non ha mostrato differenze significative tra pazienti trattate e non trattate con antibiotico, con addirittura una maggiore percentuale di aborto nel gruppo trattato.

Il punto chiave non è solo eliminare i batteri “cattivi”, ma riuscire a ripristinare una dominanza di lattobacilli, fondamentali per l’impianto embrionale.

Come ha chiarito la Dr.ssa Gemma Fabozzi, “il fine non è fare un transfer senza batteri cattivi, ma farlo con dominanza di lattobacilli.”

I probiotici aiutano sempre in caso di disbiosi?

La risposta emersa dalla diretta è chiara: dipende.

Non tutti i probiotici sono adatti a tutte le pazienti. Il “fai da te” può peggiorare la situazione, soprattutto in presenza di:

  • gonfiore persistente
  • sospetta SIBO (sovracrescita batterica nel tenue).

In questi casi, aggiungere probiotici o alimenti fermentabili può aumentare la fermentazione e peggiorare i sintomi.

Le diete di esclusione possono essere utili per un periodo limitato, ma non rappresentano una soluzione definitiva.

Come ha spiegato la Dr.ssa Gemma Fabozzi, “le diete a esclusione non sono mai la soluzione: sono strategie momentanee.”

L’obiettivo è sempre tornare a un’alimentazione varia, perché la biodiversità è fondamentale per un microbiota sano.

La ricolonizzazione può richiedere mesi e, se le terapie antibiotiche vengono ripetute, può diventare sempre più difficile.

Perché intervenire solo 10 giorni prima del transfer non è sufficiente?

Un altro messaggio importante riguarda le tempistiche. Modulare il microbiota intestinale, vaginale o endometriale richiede tempo.

Secondo quanto spiegato dalla Dr.ssa Gemma Fabozzi durante la diretta, servono almeno 2-3 mesi per ottenere un effetto significativo su:

  • infiammazione
  • insulino-resistenza
  • equilibrio microbico
  • condizioni favorevoli all’impianto

Iniziare un percorso nutrizionale 10 giorni prima del transfer può essere meglio di nulla, ma non consente una reale modulazione.

Come ha ricordato la Dr.ssa Fabozzi, “qualsiasi intervento che vogliamo sia significativo per l’impianto richiede tempo.”

Pianificare è parte della strategia.

Quanto pesa la componente embrionale nei fallimenti di impianto?

Nel caso clinico discusso in diretta (paziente di 42 anni con endometrite cronica), è stato sottolineato quanto la competenza embrionale abbia un ruolo centrale.

Molti aborti del primo trimestre sono legati ad aneuploidie cromosomiche.

Una blastocisti euploide è un embrione al 5°- 7° giorno di sviluppo con corretto assetto cromosomico.

La PGT-A (diagnosi genetica preimpianto per aneuploidie) permette di analizzare alcune cellule del trofoectoderma per verificarne l’assetto cromosomico prima del transfer.

Insistere nel trasferimento di embrioni euploidi aumenta significativamente la probabilità cumulativa di successo.

Perché un approccio integrato è fondamentale nella PMA?

Il messaggio finale della diretta è stato chiaro: la fertilità non può essere affrontata in modo frammentato.

Nutrizione, microbiota, infiammazione, qualità embrionale: tutto dialoga.

Come è emerso dalle parole della Dr.ssa Gemma Fabozzi, “la vera strategia vincente è ricercare la causa principale.”

Un approccio multidisciplinare, iniziato per tempo, può:

  • migliorare la qualità di vita nelle pazienti con endometriosi
  • ridurre gonfiore e dolore
  • creare condizioni più favorevoli all’impianto

E, soprattutto, restituire alle pazienti la sensazione di avere finalmente un percorso strutturato e coerente.

Un percorso costruito intorno a te

Affrontare un percorso di PMA significa spesso muoversi tra esami, terapie e decisioni complesse. Ma significa anche fermarsi, a volte, e chiedersi se tutte le dimensioni siano state considerate: l’infiammazione, il microbiota, l’alimentazione, la qualità embrionale.

Come emerso dalla diretta, nutrizione, disbiosi, endometriosi ed endometrite non sono elementi isolati, ma parti di un sistema che dialoga continuamente. Intervenire in modo integrato, e soprattutto per tempo, può fare la differenza non solo nelle probabilità di impianto, ma anche nella qualità di vita.

Il team della nostra clinica Next Fertility ProCrea lavora proprio con questa visione multidisciplinare, integrando competenze ginecologiche, embriologiche e nutrizionali per costruire un percorso realmente personalizzato.

Perché ogni storia è diversa. E ogni percorso merita attenzione, ascolto e strategia.

 

FAQ – Domande frequenti su endometriosi, endometrite e microbiota

L’endometriosi e l’endometrite sono la stessa cosa?

No. L’endometriosi è la presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori dell’utero, mentre l’endometrite è un’infiammazione dell’endometrio. Possono però condividere meccanismi infiammatori e alterazioni del microbiota.

La disbiosi può influenzare l’impianto embrionale?

Le evidenze attuali mostrano un’associazione tra disbiosi (intestinale o vaginale) e condizioni che possono interferire con l’impianto. In particolare, la dominanza dei lattobacilli è considerata favorevole per un ambiente endometriale ottimale.

È sempre necessario assumere antibiotici per l’endometrite?

Non sempre. La terapia antibiotica va valutata caso per caso. Eliminare i batteri “cattivi” è importante, ma altrettanto fondamentale è ripristinare un microbiota equilibrato.

I probiotici possono aiutare tutte le pazienti?

Dipende dalla situazione clinica. In alcuni casi possono essere utili, in altri – come in presenza di gonfiore importante o sospetta SIBO – devono essere scelti con attenzione e sotto guida specialistica.

Quando è meglio iniziare un percorso nutrizionale in PMA?

Idealmente almeno 2–3 mesi prima di un transfer, per consentire una reale modulazione del microbiota e dell’infiammazione.

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